L’Istituto Marcelline Tommaseo presenta Istituto Comprensivo e scuole superiori: Liceo Linguistico, Scientifico, Classico e Tecnico Economico per il Turismo

IL BENE SOTTERRANEO

Scorgere i germogli di nuova vita..

Marco 4 [26]Gesù diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; [27]dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. [28]Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. [29]Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura».

[30]Diceva ancora: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? [31]Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; [32]ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».

Il Regno (uno) e le realtà (molteplici) 
Parole che evocano questi versetti: Dio, essere umano, seme, terra, vita, dormire, vegliare, notte, giorno, ritmi, natura, nascosto, ignoto, operativo, silenzioso, dinamico, potenza, forza di vita interna - sotterranea, piccolo, fragile, paziente (passivo), inattivo, possibilità, attendere, gradualità, germoglio.

Aprirsi, rompersi, generare, fecondare, produrre, crescita, tempo, maturità, prontezza, urgenza, tagliare, morte, raccolto, frutto, cibo, gioia, festa, nutrimento, stare insieme, circolarità, bene comune, condivisione, energia, lavoro, fatica, servizio, relazioni, bisogno, reciprocità, elementi differenti, mischiarsi, avere cura, divenire, essere di più, fare spazio all’altro, accogliere, includere, riparo, ospitalità, freschezza, ombra, serenità, protezione.

L’essenziale è invisibile agli occhi 

Il Regno è come un seme, seminato nei nostri cuori. Proviamo a leggere questa parabola dall’interno invece che dal di fuori, cerchiamo di metterci dentro il seme, rinchiuderci con lui e con lui attendere, in silenzio, sotto terra, e sentire con la terra, l’umidità, il sole … stare lì di notte, di giorno, permettere che i ritmi umani segnati dalla veglia e dal sonno scorrano in modo naturale, restando lì, vivi, attenti, ma diversamente attivi, quasi fermi, senza fretta, nascosti nel humus. 

Il seme sotto terra è testimone silenzioso dell'istante in cui l’azione umana e quella divina s’incontrano, avverte l’azione del sole e della luna … lì sotto terra … è presente a tutto ciò che avviene, all'arrivo della pioggia, della neve, al soffio del vento, interagisce con tutti gli elementi della terra: coi minerali, i nutrienti, gli esseri viventi quasi invisibili all’occhio umano, tutti contribuiscono al processo della sua crescita. Il seme attende, accetta tutto, accoglie tutti, come la madre terra. Nessuno cresce solo! Neppure il più piccolo seme. 

Il piccolo seme è presenza nascosta, è quasi non-presenza, è grido silenzioso, è passività dinamica, è forza di fragilità, possibilità non ancora possibile. C’è una vita dentro il seme, quel seme porta in sé un albero, un sogno, un potenziale e un dinamismo ancora inespressi ma già operativi, come ciascuna persona sulla terra, la sua essenza non la si vede subito, ma c’è.

Il Regno di Dio è nascosto

Come il seme sotto terra così la presenza del Regno di Dio nel mondo, nella realtà storica attuale. Recita il conosciuto proverbio: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. O come dice il profeta Isaia “Ecco io faccio una cosa nuova” non si parla di cose nuove, ma di UNA cosa nuova. Non si tratta tanto di cose da fare, ma di capire qual è la cosa nuova di cui parla il profeta. Le cose da fare verranno da sé, se capiamo prima qual è questa cosa nuova. Le cose che facciamo le vediamo, le contestiamo, ma la cosa nuova talora non la vediamo, neppure la consideriamo. 

E la novità non la si capisce una volta per sempre: essendo nuova, è sempre da capire. Sta qui la profezia vivente. Non basta dire: ho capito il progetto di Dio, adesso devo attuarlo. Il progetto di Dio è sempre da capire, per cui le cose che oggi faccio dovranno sempre essere aperte al Nuovo.

Spesso ci convinciamo che nel mondo succedano solo cose brutte e che tutto va di male in peggio, le stesse cose di ieri si ripropongono e anche con un certo degrado: malvagità, guerre, disoccupazione, omicidi, terremoti, odio, povertà, ingiustizie, etc … Questa è una certe lettura del mondo, della società, della chiesa, della politica, dell’economia, dell’attualità, in cui le prove sono palesi, tutti sappiamo dare ragione di queste cose brutte, perché sono vecchie e ci siamo abituati.

In realtà bisognerebbe diffidare di tutto quello che fa rumore, che appare subito, che succede in fretta, che s’impone, perché spesso questo modo di vivere non tiene conto dell’essenziale.

La dinamica del Regno ci insegna che i veri progressi umani sono lenti, nascono solo dalla coscienza collettiva e per formare tale coscienza ci vuole tempo. L’impazienza e il controllo minano questo processo e ci impediscono di accorgerci del nuovo germoglio che sta nascendo e di capire quale ruolo di partecipazione attiva possiamo avere noi nella sua crescita.

Per ogni tappa c’è un tempo 
Il “già e non ancora” del Regno di Dio è quel già presente dentro di noi, nel mondo, nell’umanità, nelle possibilità che vediamo. Il non ancora è il sogno di Dio non pienamente realizzato ancora, non messo in gioco, non ancora espresso nelle scelte di vita personali e collettive, nell’azione politica, nella vita sociale, nei nostri culti religiosi, negli scambi culturali, nel nostro impegno concreto di testimoni di un sogno altro. Ogni cosa ha il suo tempo e ognuno è importante a suo tempo, non è l’azione umana che produce il regno di Dio, ma la potenza stessa di Dio nascosta nel seme. 

La semina è il momento dell’azione del contadino. C’è un lavoro umano che è di semina, poi la crescita: riguarda il seme e la terra, non più il contadino; per il quale il tempo della crescita è tempo che passa (“dorma o vegli, notte o giorno”), per il seme invece è il tempo nel quale “germoglia e cresce”.

Per la terra è il tempo in cui essa opera straordinarie trasformazioni: “lo stelo, la spiega, il grano nella spiga”; la raccolta: qui ricompare il contadino “che mette mano alla falce”.

La parabola presenta un paradosso ed un contrasto tra due tempi: quello del contadino: brevissimo, sia per la semina che per la mietitura; quello della crescita del seme: lungo in cui tutto si svolge nel segreto della terra.

Non l’azione umana produce il regno di Dio, ma la potenza stessa di Dio nascosta nel seme 

Così è il regno: un’azione di Dio incessante e prodigiosa, ma nascosta e autonoma. La parabola afferma la priorità assoluta di Dio sul mondo e sull’umanità: dopo la fatica della semina occorre solo pazientare e aver fiducia. Non è un invito a dormire o a starefermi, ma un rovesciamento del nostro modo di vedere e di vivere la realtà: c’è sempre qualcosa di meglio che cresce, al di là dell’apparenza, qualcosa che merita ed esige fiducia e quindi paziente e laboriosa attesa perché opera di Dio. 

Elogio dell’umiltà

Il regno di Dio nella storia assume forme umili e nascoste: ha l’aspetto della piccolezza. È questo uno dei criteri fondamentali della sua presenza in mezzo all’umanità. È presente sì nei fatti concreti della vita, ma si tratta di una presenza povera, nascosta, silenziosa: come il sale che dà sapore se non è avvertito, come il lievito che fa fermentare la massa se si dissolve in essa e come la luce che illumina senza essere vista. La presenza del regno di Dio si vede e non si vede perché non fa chiasso e rumore. Sta in fondo e dietro alle cose. È il divino nella sua immensa semplicità, che sta sulla paglia del presepio e sul legno della croce. È il divino che entra nell’umano senza clamore. 

Così vi auguriamo #BuonaPasqua di Risurrezione!

 




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